Varese 14 Aprile 2016

Urban Canvas

E’ ispirato ad un quadro di Caravaggio, la “Cattura di Cristo”, il nuovo murales di Andrea Ravo Mattoni dipinto su uno dei pilastri in corrispondenza della rotonda di viale Belforte, sulla strada che porta all’Iper. E nasconde un segreto.


L’artista varesino, conosciuto in tutta Italia e Europa, ha realizzato il disegno lasciando a “bocca aperta” i passanti e scatenando “mi piace” sul web. «Da ieri sera ricevo messaggi su Facebook di persone che mi ringraziano per il disegno», racconta.
Sulla parete Ravo ha riportato immagini e colori del suggestivo quadro, lasciando intravedere solo ad un occhio attento una scritta che recita la frase “We will all be forgotten” (Verremo tutti dimenticati ndr). 

Due scelte, quella del quadro e quello della scritta, collegate tra loro: «Ho scelto di raffigurare quel quadro perchè ha una storia molto curiosa, è stato dimenticato per 400 anni e solo nel 1990 è tornato alla luce grazie a Sergio Benedetti, capo curatore della National Gallery of Ireland, che aveva ricevuto l’incarico di esaminarlo».
Una storia che si allaccia alla scritta, quasi nascosta, che si vede in controluce: «Macrocosmo e microcosmo, tutto verrà dimenticato. E’ una scritta che per me ha una valenza positiva e rassicurante. Mette l’uomo nella condizione di avere l’opportunità di non dover per forza essere qualcuno o fare qualcosa. E’ un annullamento dell’ego, siamo una società estremamente egocentrica che ti mette nella condizione di dover continuare a dimostrare continuamente qualcosa. Ricordare che tutto verrà dimenticato, in questo senso, può essere rassicurante».

Un murales realizzato grazie all’Associazione WgArt, all’interno del progetto Urban Canvas che negli ultimi anni ha permesso ad artisti varesini di fama nazionale di lasciare un disegno nella loro città, oltre a coinvolgere writers da tutta Europa. Se vi guardate intorno, infatti, potete trovare le firme di Sea Creative, Luigi Vin Semeraro, Etnik, Kraser, Urbansolid e tanti altri.

«L’arte è un bene pubblico e deve essere accessibile e gratuita a tutti – racconta Ravo -. Questa è la cosa per me più importante. Abbiamo “combattuto” anni per avere delle pareti sulle quali disegnare e non sono mai abbastanza. Spero che istituzioni e privati abbiamo una maggiore attenzione, anche rispetto a questa forma d’arte». Nel  sottopassaggio di via Milano c’è un suo autoritratto, mentre sulle pareti dello Stadio di Masnago un altro dei suoi disegni.
Fonte

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