Imèr 13 Ottobre 2019

Street barch

La “Street barch” di Imer si arricchisce di una nuova opera. L’hanno chiamata “Street barch” mutuando la definizione dalla più famosa “Street art”, l’arte di strada, cioè quella forma di arte che utilizza le strade, le pareti delle case, i lunghi muri delle città, per esprimere la propria vena artistica. Ad Imer invece viene utilizzato il “barch” e cioè il quel tipo di costruzione rurale che sorge in mezzo alle campagne e che serve innanzitutto come fienile, ma anche come ricovero di attrezzi, macchine agricole e quant’altro. 
Ad ideare la Street barch sono stati due artisti primierotti, Gianluigi Zeni di Mezzano e Nicola Degiampietro di Fiera di Primiero, i quali con una tecnica speciale del graffito, senza usare assolutamente colori di qualsiasi tipo, prendendo come “tavolozza” le ampie, vecchie e annerite pareti degli “barch” visibili dalla trafficata strada statale, realizzano grandi figure significative ed originali.

Ecco quindi che, dopo la comparsa di una figura quasi in posizione fetale, una sorta di pianta carnivora, tre trote iridea, un volto alla Shining (il film horror di Stanley Kubrick), una grande mosca, di questa speciale galleria all’aperto è entrata a far parte anche una lontra, animale protagonista del mito di fondazione della valle: «Nuota placidamente nell'elemento che ha plasmato nella realtá e nella leggenda la vallata del Primiero: l'acqua – spiegano i due artisti – come una perfetta padrona di casa accoglie chi proviene dal passo della Gobbera, riproponendosi come un simbolo ricorrente, anche nello stemma araldico del Comune di Imer. Un richiamo alla leggenda e all'acqua da cui tutto nasce». 

In questo caso la Street barch, dopo voli pindarici nei quali gli autori hanno cercato di proiettarsi in un mondo irreale, creativo e quindi a sé stante, si è ispirata alla tradizione e cioè a quella “lontra” che nella leggenda fece defluire le acque creando la splendida vallata del Primiero. 

Fonte
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